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Indice

 

 

IL CASO LYSENKO
I rapporti dialettici della natura e della società

Introduzione

Con la Rivoluzione d'Ottobre il paese più arretrato d'Europa ha dato inizio ad una delle più grandi epoche dinamiche della storia, forse la maggiore degli ultimi secoli. Quest'epoca, così travagliata e travisata, ha dato vita, indubbiamente, a milioni di eroi ed ha dimostrato al mondo intero quanto può fare un popolo libero di costruire il proprio futuro. In ogni tempo, ogni progresso umano è stato pagato a caro prezzo, non solo con il sacrificio degli eroi in battaglia, ma anche con la morte di molti innocenti (la Rivoluzione Francese, levatrice tradita, dell'attuale società capitalista, è stata nel contempo ghigliottina ma anche libertè, fraternitè, egualitè). “La violenza è la levatrice della storia” ha affermato Engels constatando che ogni cambiamento dell’umanità è stato possibile solo contrastando la violenza della vecchia società che si oppone alla nascita della nuova, inducendo così alle condizioni più terribili. Le sofferenze affrontate dal popolo nella costruzione del socialismo sotto la guida di Stalin, fossero esse frutto di necessità, crimine o errore, nulla furono a paragone di quelle inflitte loro dalle potenze occidentali interventiste e dell'invasione hitleriana, e infinitamente minori anche solo delle sofferenze che vennero alla Russia dal ritardo calcolato frapposto dagli Usa all'apertura del promesso "secondo fronte". Nell'imbarbarimento odierno si impone di non ricordare l'Europa del 1940, quando gli eserciti francesi crollarono in dieci giorni davanti ai carri armati di Hitler; e l'infamante alleanza italiana con la Germania; quando l'Europa fu minacciata da una nuova Era Oscura! Ci stiamo dimenticando gli assalti portati a tutta l'umanità da coloro che affermavano i diritti degli ariani sulle razze inferiori, ma ci si potrà dimenticare veramente come questi assalti si infransero contro la resistenza degli uomini e delle donne di Stalingrado? Edificando febbrilmente, disordinatamente anche, questi uomini e donne eressero il pilastro che resistette quando il mondo intero vacillava: di questo l'umanità tutta è oggi loro debitrice.

E' nel nome dell'intelligenza, nel rifiuto della semplificazione e nella ribellione alla mistificazione, che oggi, malgrado tutte le ipocrite menzogne che deturpano momenti drammatici e nel contempo esaltanti dello sviluppo umano, che dobbiamo alimentare la speranza che la memoria storica non vada persa e con essa i sacrifici di popolazioni intere.

Affrontando le questioni legate al cosiddetto caso Lysenko vogliamo innanzitutto rendere omaggio e giustizia al ricordo di quel momento storico e nel contempo dare un'opportunità di riflessione specialmente ai giovani di oggi, inconsapevoli vittime di un sistema sociale perverso che, nella versione migliore di sé, provoca decerebrazione per ottenere profitti e potere personali sempre più illimitati.

Probabilmente a molti il nome di Lysenko non dirà nulla, ad altri farà affiorare lontani e incerti ricordi, ad altri ancora verranno alla mente i contrastanti giudizi, le accuse o le strumentalizzazioni a cui il nome di Lysenko è stato legato. Naturalmente queste pagine non sono rivolte a chi, in mala fede, ha utilizzato il caso Lysenko per insudiciare l'ideale comunista, l'analisi che proponiamo è per tutti gli altri.

In quanto comunisti il metodo da noi utilizzato non può essere altro che il Materialismo Dialettico e Storico, strumento scientifico che, in stretta dipendenza con le nostre reali capacità, ci aiuta nell’interpretare in modo oggettivo la realtà che ci circonda. Pur nella sua estrema complessità e quindi con i relativi limiti, la società umana si presta ad una interpretazione di tipo scientifico, e comunque ci facilita a non cadere vittime delle nostre emotività.

Le affermazioni di carattere scientifico devono trovare il loro fondamento nell’osservazione dei fatti e nella concatenazione logica che le rende conseguenze di altre affermazioni a loro volta razionalmente fondate. Inoltre, una qualsiasi teoria scientifica deve essere in grado di spiegare i fatti in modo coerente. Il metodo scientifico si basa su ipotesi, verifiche, fatti e dati e non su opinioni soggettive che mutano a seconda dei momenti storici, delle mode, del clima politico e dei direttori di giornali e telegiornali. La scienza è molto di più di un corpo di conoscenze, è un modo di pensare, o meglio, un modo di constatare che ci invita a tener conto dei fatti anche quando non si conciliano con i nostri preconcetti. Diciamo subito che ciò che differenzia la scienza dalle altre attività culturali umane è proprio il superamento dell'opinione. In altre parole, la scienza è la ricerca di affermazioni che non siano credenze individuali, ma possano essere condivise da chiunque, dotato di ragione e intellettualmente onesto. In questa ottica svilupperemo il presente documento.

Pur nella brevità delle esposizioni, vengono innanzitutto anticipati alcuni elementi di carattere teorico-tecnico per una migliore comprensione di quanto andiamo ad esporre; segue poi una descrizione della situazione contadina dell'URSS nell'epoca interessata dalla nostra indagine per contestualizzare la situazione. La giornalista nordamericana, Anna Louise Strong, autrice del libro “L’era di Stalin” (di cui invitiamo la lettura), ha vissuto di persona gli avvenimenti che descrive: trasmette la situazione di una società contadina estremamente arretrata, di tipo medioevale e quindi patriarcale, con strumenti di lavoro arcaici. Nel suo libro viene evidenziata la lotta cruenta fra chi tenta di costruire la nuova società e chi vi si oppone, e in essa gli eccessi e gli errori. La guerra contro il Giappone (conclusasi con la Rivoluzione) e i cinque anni di guerra civile foraggiati dalle potenze occidentali ha incrementato, oltre ogni misura accettabile, una situazione di estrema carestia, a cui, per contrapporvisi divenne necessario tentare l'impossibile. La drammaticità della situazione si evidenzia inequivocabilmente nella domanda della giornalista "Perché Stalin non mette un freno a tutto questo?" e nella risposta del contadino comunista "Non possiamo attaccare i nostri dirigenti locali finché il seme collettivizzato non sarà nei granai collettivi, e la semina assicurata, altrimenti potrebbe dilagare la carestia". In questa situazione, che oltretutto contrasta l'iconografia ufficiale di uno Stalin dittatore e sanguinario, si inserisce il caso Lysenko: con la sua drammaticità ma anche con i suoi insegnamenti. Il dibattito e le conseguenze scaturite, che hanno assunto i toni drammatici di cui diamo testimonianza, erano figli delle varie correnti di pensiero che allora si contendevano i primi passi in una scienza ancora inesplorata, ma sopratutto figli dell'ostilità e dell'accerchiamento imposti al giovane Stato Socialista dai paesi occidentali.

I fatti esposti nel presente documento rendono ridicola l'accusa rivolta al materialismo dialettico di essere la causa responsabile del caso Lysenko, ma se ciò non bastasse, aggiungiamo in seguito una sintetica esposizione di alcuni traguardi raggiunti dalla scienza nell'Unione Sovietica attraverso l'interpretazione del materialismo dialettico.

Nell'ultima parte, invece, riportiamo alcune "perle" di come il capitalismo, nella sua classica disinvoltura, sappia conciliare le strumentali accuse ai suoi avversari, con la strumentalizzazione della scienza per utilizzarla, ancora oggi, a scopi razzisti e oppressivi.

 


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[testo contenuto nel sito http://www.homosapiensplus.altervista.org]